Sono Maria Elena, questa è la quarta volta che scrivo. Mi sento persa, distrutta, a causa di problemi di salute, mi sento come bloccata, non riesco più ad andare all’università, siccome non vado d’ accordo con la mia famiglia vorrei andare in una casa d’ accoglienza, ma i miei sono contrari, dicono che perderei la libertà che ho. Non so cosa fare, mi sento disperata !
Lettera pubblicata il 4 Febbraio 2020. L'autore ha condiviso 5 testi sul nostro sito. Per esplorarli, visita la sua pagina autore maria elena coppola.
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Categorie: - Me stesso
Guardati il film “Un giorno questo dolore ti sará utile”.
Già lo vidi anni fa ,ma onestamente non ci ricavai nessun insegnamento
Non pensarlo nemmeno di andare in una casa di accoglienza. Io conosco una ragazza che ci DEVE stare, per problemi che da soli i genitori non possono affrontare, e lei non vede l’ora di ritornare in famiglia. Hanno ragione i tuoi genitori, se vai in una casa di accoglienza, poi devi stare a degli orari di entrata ed uscita, c’è l’obbligo di fare seduta con lo psicologo. Io non credo che tu voglia questo, e se anche solo pensi di volerlo, significa che non rendi conto di quello che hai effettivamente.
Maria Elena,
tenendo conto di quanto hai scritto sull’ambiente famigliare nelle altre lettere, forse ti potrebbe giovare una PROVA, se possibile, in una casa di accoglienza.
Che significa ” non ti rendi conto di ciò che hai”? Io non ho nulla ,non mi sento capita dalla mia famiglia ! Forse a quella ragazza non la trattano bene …
Se cambi i tuoi pensieri cambieranno anche le tue emozioni. Pensa al positivo, per esempio comprando oggetti positivi, ascoltando musica positiva, facendo lavori positivi al computer , seguendo le tue positive passioni.
Andare in una casa di accoglienza potrebbe essere una buona idea, non sono mica delle prigioni anche se, ovviamente, come ogni luogo di coabitazione hanno delle regole ferree.
Almeno potresti prendere una boccata di realtà e confrontarti con altri.
Io sto dicendo, che per quanto tu ti possa sentire non capita, dalla famiglia, così come da altri, il fatto di pensare di “uscire”, rompendo di fatti il legame, non ti possa essere di giovamento. Quindi trovo pericoloso, il fatto che tu voglia andare in una casa di accoglienza, senza sapere a cosa vai incontro dopo. Solo questo. Poi, non bisogna confondere il desiderio di essere come tutti, con un malassere vero tra i genitori che rende necessario l’intervento esterno alla famiglia.
Gabriele ,spero che non intendi quello che io ho capito,cioè che è pericoloso andare via di casa e iniziare una nuova vita altrove.Conosco una ragazza che, dalla provincia di Frosinone ( Lazio) dove abitava e dove abito anche io ,è andata a fare l’ infermiera a Modena ,in Emilia Romagna .E si trova bene .
Non hai capito. Quello che dici tu è un altro caso, questa ragazza, sta lavorando ed ha un progetto, che la sua famiglia avrà appoggiato in qualche modo. Tu parli di andartene in una casa di accoglienza, è ben diverso. Io non ho detto è deplorevole che tu abbia un progetto da conseguire. Io ho detto che non dovresti confondere il tuo bisogno, che hanno tutti, di attuare un progetto, con i problemi familiari che pare ci siano.
Hai detto che fai l’università, perchè non frequenti più?