Laurea. Serve o non serve?
di
maria grazia
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》Ma l’Università non è solo una mera sequenza di esami, quanto soprattutto un percorso di pianificazione, organizzazione, acquisizione di senso critico e maturazione attraverso il confronto con la docenza, che non ha eguali in altri ambiti didattici.
Banalmente, alla fine bisogna provare cosa sia l’Università per poter dire se serva o meno.
In Italia mi dava l’idea di una mera sequenza d’esami + pianificazione. Il pensiero critico l’ho imparato in Inghilterra. L’organizzazione idem.
Perfetto Ana Maria, ora sei completa. Io non conosco direttamente le università britanniche, ma il Politecnico di Milano è frequentato da studenti di ogni parte del mondo. Qualcosa significherà, che dici?
Ana Maria, ovviamente mi è difficile esprimermi se debbo partire dal tuo caso personale, poiché in esso si trovano circostanze e variabili che soltanto tu puoi conoscere a pieno. In linea generale posso dire che il pensiero critico e la gestione più dinamica in stile britannico sono sicuramente di grande utilità, ma l’apprendimento magari più pesante e formale che vige da noi ci offre la base su cui costruire tutto il resto. Certo, se poi uno è una persona incapace e non sa fare buon uso di ciò che ha imparato, allora è ovvio che nessuna forma di istruzione può renderlo migliore, ma se si lavora su buon terreno, una preparazione di tipo tradizionale non impedisce di giungere a un’applicazione più concreta di ciò che si è appreso. Credo che dovremmo lasciare da parte le idee dicotomiche secondo cui solo da una parte c’è il buono e dall’altra è tutto da buttare. Le persone che più stimo son quelle che son riuscite a acculturarsi bene ma sanno anche occuparsi di questioni pratiche.
E ora vengo per un momento al mio caso personale, anche se ciò che sto per dire molti lo sanno già. Io sono una persona cieca dalla nascita e questo mi ha un po’ costretto ad orientarmi verso tipi di studio e di attività che privilegiassero l’elemento teorico rispetto a quello pratico. Dopo il Liceo Classico e la laurea in Filosofia ho trovato posto presso la Biblioteca che si occupa della produzione e distribuzione dei libri fruibili da noi. Ebbene io in questo contesto ho svolto mansioni molteplici: dal correttore di bozze al redattore dei giornali che pubblichiamo, ma non ho avuto problemi a manovrare le nostre stampanti e punzonatrici, o a trascrivere a computer le lettere che i nostri utilizzatori ci scrivevano in Braille, così da permettere agli operatori vedenti di leggerle e di evaderle. Insomma, nei pur ristretti limiti consentitimi, ho cercato di far coesistere nella mia vita il fattore “soft”, intellettuale, con quello “hard”, più pratico e concreto.
Ana Maria, difatti il pensiero critico si sviluppa attraverso le proprie esperienze personali ( nei vari campi della vita ) e non perché si frequenta questo o quell’ istituto. Per quanto riguarda il metodo organizzativo poi, questo ce l’ ha chiunque svolge nella vita un’ attività di qualche tipo. Ma se proprio vogliamo parlare solo di università, l’ Inghilterra rappresenta l’ eccellenza, con atenei del calibro di Oxford e Cambridge. E non certo la nostra cara Italia.
Come sempre, le solite scemenze sparate a caso al solo scopo di provocare.
Mamma mia quanto dev’ essere noiosa la vita di alcune persone.
Ma allora MG, a che serve l’Università, un istituzione che risale a quasi 1500 anni fa.
Quando parlo di affinamento del semsi critico e del metodo, questo avviene attraverso l’interazione con un corpo docente che a sua volta ha seguito e superato un iter di selezione qualitativa che garantisce un percorso dello stesso genere.
Il fai da te non dà termini di confronto autorevoli, ed è inevitabile cadere nell’autoreferenzialitá.
O no?
Ma senti quest’altra. Si trova pure d’accordo con Ana Maria e questo la dice lunga.
“il pensiero critico si sviluppa attraverso le proprie esperienze personali ( nei vari campi della vita ) e non perché si frequenta questo o quell’ istituto”
Se studiare è inutile per sviluppare il senso critico, un analfabeta dovrebbe avere più senso critico di uno scienziato.
Ma poi, frequentare un istituto non è esso stesso un’esperienza in un campo della vita? L’affermazione di MG è contradditoria, illogica.
” il metodo organizzativo poi, questo ce l’ ha chiunque svolge nella vita un’ attività di qualche tipo. ”
Vi pare che una commessa, battendo scontrini alla cassa, sviluppi un “metodo organizzativo” maggiore di chi deve pianificare lo studio all’università? E maggiore di chi studia proprio metodologie organizzative?
MG parla solo per dare aria ai polmoni.
Se qui c’è qualcuno che è autoreferenziale non sono certo io..
Ad ogni modo sono intervenuta esclusivamente per rispondere ad Ana Maria. Golem, non ho mai detto che l’ universita’ è completamente inutile. Ho solo messo in evidenza i limiti – peraltro palesi – di alcuni. Non mi interessano le liti da forum. Ti consiglio di trovare qualcosa di più interessante con cui impiegare il tempo. Consiglio che naturalmente vale per chiunque altro risponde alle mie lettere al solo scopo di creare polemiche.
MG, che ti piaccia o meno, l’Università è un’istituzione riconosciuta a livello mondiale. Se non fosse utile alle società perché tanto c’è la si può cavare con le proprie innate capacità, sarebbe già sparita da un pezzo. È una questione di economia, nel senso stretto del termine.